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IL MISTERO DEI DISCHI DI BAIAN KARA ULA

Un Benvenuto a tutti i lettori di questo nuovo giornale edito su realtà… realtà che diventano tali solo cercandole e studiandole. Siamo infatti tutti quanti abitanti di un mondo e di un pianeta che ha talmente tanto da darci, senza renderci conto che tutto ciò che ci chiede è di vivere con lui in armonia con ciò che ci regala quotidianamente, vale a dire la possibilità di fare nostri tutti i frutti della sua terra, della sua acqua, della sua aria e della sua energia, a patto, naturalmente, che questi doni vengano usati con coscienza. Non v’è dubbio alcuno che sia ormai arrivato il momento in cui guardare davvero alle nostre vite su questa terra e decidere cosa farne..

In questo articolo, che è il primo di tanti che potrete leggere in questa area tematica, andremo a scoperchiare il primo degli innumerevoli vasi di Pandora che sono qui, nel mondo, pronti solo per essere scoperti e studiati. Ciò che noi sappiamo della Storia della Terra e dell’umanità ci viene insegnato a scuola, nelle Università, pertanto qui penetriamo e penetreremo ciò che la scuola ci insegna, più o meno approfonditamente a seconda degli indirizzi intrapresi:


Questa è la rappresentazione della successione delle ere geologiche ordinate a seconda dei luoghi del mondo in cui gli estremi fra uno strato geologico e l’altro si delimitano e si differenziano. Ogni nome evidenziato ha la sua etimologia a seconda della propria composizione mineralogica, del luogo in cui si rinvengono ed a seconda dei fossili dei vari esseri viventi presenti all’interno delle stratificazioni geologiche, le quali vengono differenziate proprio per la datazione dei fossili al loro interno.


Le ere più conosciute a livello massivo sono quelle legate alla comparsa e scomparsa dei Dinosauri e quelle più recenti, legate alla comparsa dei primi “Ominini” con una postura eretta, ed alla loro successiva evoluzione, oltre che alla lavorazione della materia, dalla pietra ai metalli.


Ciò che andiamo ad introdurre oggi è quell’enorme branca di Archeologia misteriosa che nei suoi innumerevoli ritrovamenti porta, chi si avventura alla sua scoperta, ad osservare , davanti ai propri occhi, la storia riscriversi da sola. Questi ritrovamenti straordinari vengono collocati all’interno degli OOPARTS, ovvero – Out Of A Place ARTifactS, tradotto, “I Manufatti fuori posto”. Questi Ooparts sono oggetti riconosciuti come prodotto di un’intelligenza di tipo umano, rinvenuti in siti archeologici di età decisamente anteriore rispetto al livello tecnologico del manufatto.


L’archeologia tradizionale tende ad ignorarli a causa della loro impossibile collocazione, ma la loro dirompente comparsa mette seriamente in dubbio tutto ciò che è consolidato, portando ad una completa rivisitazione della storia umana. Concetti forti, espressi con parole forti, che trovano collocazione ultima nel libro del 1997 di Richard Thompson e Michael Cremo, Archeologia Proibita, La vera storia della razza umana.


Chi si interessa di archeologia, paleontologia o semplicemente si pone le grandi domande ancestrali: chi siamo? Da dove veniamo? Ecc.. Non può che osservare con occhio vigile la storia della vita e notare come tutto ciò che nei secoli è stato scoperto e teorizzato va a modificare continuamente quelle stesse teorie, datazioni, o qualsivoglia certezza, creando un nuovo tipo di realtà storica la quale, anche con una semplice modifica, è come se scuotesse le fondamenta di se stessa; una specie di evoluzione dell’evoluzione. Alcuni esempi sono la scoperta di Otzi, la famosissima mummia del Similaun che cambiò la datazione dell’Età del Rame, la scoperta dell’Homo Erectus, avvenuta nel 1894 che portò a denominare l’Ominino scoperto come Erectus, ovvero “che sta dritto”, nonostante poco più di 60 anni dopo vennero alla luce i fossili di altri esemplari già capaci di una postura eretta, ma di molto anteriori come datazione, vedi l’Homo Habilis. Che fare in questo caso? Si cambia il nome alla specie Erectus? No… Se ne prende atto modificandone l’albero evolutivo.


Questa introduzione è doverosa per comprendere ciò di cui andiamo ora a parlare, in modo che l’interessato ed avido lettore non si schieri ad un estremo rispetto a ciò che leggerà, come non è giusto si schieri all’altro, ma inizi una propria e personale ricerca che a seconda del proprio percorso di vita, lo porterà a trovare risposte a seconda di ciò che è pronto ad accogliere come verità. La Scienza e la vita come le conosciamo, non sono affatto al loro apice, anzi, sono le prime che devono mantenere una propria umiltà perché forse sono appena all’inizio di ciò che l’esistenza ha in serbo per noi poveri umani litigiosi, e distruttori della nostra casa comune.


Vi racconto oggi la storia di un OOPARTS, uno di quei ritrovamenti straordinari che lasciano ogni studioso che non apre la mente a possibili nuove frontiere e realtà, completamente di sasso; I DISCHI DI BAIAN KARA ULA.

Questo resoconto inizia nel 1938, ed è una cronaca degna del miglio Indiana Jones.

Una spedizione archeologica cinese si avventura sulle montagne del Baian Kara Ula, le quali, parte della catena montuosa del Baian Har, si trovano al confine fra Cina e Tibet nella regione del Quinghai.


Il professore dell’università di Pechino Chi Pu Tei, durante l’esplorazione di alcune grotte scoprì un sistema di gallerie artificiali interconnesse, con pareti levigate e cristallizzate, come a causa di un calore estremo. Su queste pareti vennero anche trovate incisioni che sembrano rappresentare il sistema solare. All’interno di queste grotte fu trovata una fila di tombe con all’interno piccoli scheletri, ed assieme ad esse vennero rinvenuti ben 716 dischi di granito. Ad una prima analisi questi scheletri si rivelarono un ritrovamento eccezionale perché erano tutti alti all’incirca 130 centimetri, con un cranio enorme e sproporzionato rispetto al resto del corpo.


Tutto rimase in silenzio fino al 1947 quando l’archeologo inglese Robin Evans, ricevette dal professore polacco Sergei Lolladoff, un disco di pietra che si pensava fosse stato trovato in Tibet. Questo disco si pensava fosse attribuito alla tribù dei “DZOPA” (Si legge Dropa) ed utilizzato nelle loro cerimonie religiose. Il disco aveva 12 cm di raggio e a detta di Evans dopo averlo posto su di una bilancia, rivelava la capacità di variare il proprio peso nell’arco di poche ore.


La curiosità di Evans , alla vista di tutto ciò si tramutò in azione, convincendolo così a mettersi in viaggio verso il Tibet alla ricerca di questa tribù, i Dzopa. Passò per Lahasa, la capitale tibetana dove incontrò il 14° Dalai Lama che all’epoca aveva 12 anni, ed arrivato nella regione del Bayan Kara Ula, territorio impervio ed inesplorato se non dieci anni prima ai tempi di Chi Pu Tei, Incontrò le prime vere difficoltà. Le guide tibetane di Evans infatti erano riluttanti a proseguire proprio per il timore di questo territorio sconosciuto, ma la determinazione dell’archeologo inglese ebbe la meglio, e nonostante le difficoltà arrivò comunque a destinazione, riuscendo anche a conquistare la fiducia degli Dzopa.


Evans aveva con se un linguista, il quale nel periodo di convivenza con questa tribù, gli insegnò i rudimenti della loro lingua, consentendogli in tal modo di poter poi colloquiare direttamente con il leader religioso della tribù, Lurgan Là. Questo personaggio gli narrò la storia della propria tribù il cui luogo di origine si sarebbe trovato in cielo, nel sistema solare di Sirio.


Egli raccontò che furono due le missioni con mezzi spaziali che partirono verso la terra: una oltre 20.000 anni prima, l’altra nel 1014 a.C.. Ma durante la seconda spedizione alcune astronavi precipitarono ed i superstiti non furono più in grado di lasciare la terra. I Dropa, sarebbero pertanto i discendenti di questi viaggiatori cosmici.

Passano i decenni e solo nel 1962 l'archeologo cinese Tsum Um Nui pensò di aver svelato l'arcano: la sua interpretazione è molto simile alla storia raccontata dal capo religioso degli Dzopa: i simboli incisi su molti dei dischi rappresenterebbero la storia degli abitanti di un altro mondo, bloccati circa 12.000 anni fa nelle montagne della regione del Baian Kara Ula. Le popolazioni indigena del luogo, gli Han, ci misero un po' a capire che questi personaggi avevano intenzioni pacifiche e venivano in pace; la traduzione dal resoconto di Tsum Um Nui afferma: -"I Dzopa sbucarono dalle nubi con i loro mezzi volanti. Gli uomini, le donne e i bambini si nascosero nelle grotte per dieci volte; quando alla fine capirono i segni del linguaggio degli Dzopa, realizzarono che i nuovi arrivati avevano solo intenzioni pacifiche"-.

Questo rapporto sui dischi e sulla loro provenienza venne pubblicato nel 1964, ma le teorie di Tsum Um Nui non furono ben accolte dai colleghi. Il professore indispettito per il sarcasmo e dalla inamovibile presa di posizione del mondo accademico in cui da tempo era inserito, decise di trasferirsi in Giappone dove morì qualche anno dopo.

Queste conclusioni sono condivise dal ricercatore italiano Pier Giorgio Caria, il quale esaminando dettagliatamente alcuni di questi dischi ci dice che possiamo vedere un sole centrale, luce ed energia per il nostro e gli altri pianeti del sistema solare, dal quale parte una sorta appunto di energia che viaggia come un onda, a spirale e sinusoidale. All'interno di questa energia troviamo la sagoma classica di un disco volante, un essere classificabile iconograficamente come "Grigio", ed altre immagini richiamanti vegetazione ed animali… insomma, la vita. Naturalmente il tutto interpretabile con la lettura del sole come fonte di energia primaria per qualsiasi stadio della vita come la conosciamo, oltre che come fonte di energia delle astronavi nel loro volo spaziale, (elettromagnetismo). Ma su questo argomento torneremo in modo specifico e approfondito quando parleremo più ampiamente di Contatto ed Ufologia.


Da qui in avanti inizia una sorta di tira e molla fra professori, esperti, scienziati prevalentemente russi e cinesi i quali si scambiano informazioni ed idee di esperimenti. In Russia i dischi vennero messi su una macchina simile ad un grammofono, il quale acceso provocava nei dischi una vibrazione, come se una carica elettrica passasse attraverso la loro superficie ad una frequenza particolare, come se facessero parte di un circuito elettrico. Potrebbe questa rappresentare la prova che in qualche modo un tempo i dischi furono esposti ad elevate cariche elettriche?

Nel mentre, altre spedizioni archeologiche arrivano a Baian Kara Ula, sul sito del ritrovamento, vedendo emergere altre leggende che parlano di uomini bassi, senza capelli, di colorito giallastro e discesi dalle nubi molto tempo prima, descritti con teste grosse e nodose su corpi minuti. Queste leggende combaciano con i resoconti del professor Chi Pu Tei e Tsum Um Nui.

Nelle caverne furono trovate pitture murali che indicavano il sorgere del sole, la luna, stelle non identificate, la terra e, finalmente, ecco la datazione dei dischi indicata al 10.000 a.C..

Successivamente altri ricercatori cercarono di fare chiarezza sui dischi, incontrando però puntualmente l'azione di occultamento da parte dei musei e dagli enti competenti sulla ricerca dei registri legati alle minoranze etniche cinesi e alla ricerca della discendenza degli Dzopa, provocando così la classica domanda legata ad ogni episodio di questo genere... Perchè occultare? Cosa c'è da nascondere?

In riferimento a questa storia, come per molte altre, anche le tradizionali denominazioni spesso offrono il loro contributo . Potrebbe infatti non essere un caso che la Cina sia da sempre definita IL CELESTE IMPERO, con riferimento agli ascendenti celesti dei suoi primi imperatori. Essi viaggiavano su draghi volanti, vagamente somiglianti al Leviathan biblico ed al Serpente piumato degli amerindi... Coincidenze? Personalmente in questi casi amo sempre citare Albert Einstein: "La coincidenza è il modo di Dio di rimanere anonimo".

Bibliografia:

Nicola Betti, Luciano Melis, Alessandra Murgia, IL MARE ADDOSSO - L'isola che fu Atlantide e poi divenne Sardegna, Arkadia, Cagliari 2016

Roberto Pinotti, SIAMO EXTRATERRESTRI, Giunti, Milano 2018

(Lorenzo VIVO Piccinini)

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